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Le maratone del maestro

Wednesday, August 29, 2001
Armando Caruso - LA STAMPA

Alexander Toradze celebrità del panismo georgiano, insegna all’Università statunitense dell’Indiana, ma non è un docente come tanti: è “il Maestro”, perché prende per mano i talenti più convincenti e cinque, sei volte l’anno, li porta porta con sé in giro per il mondo. Crea la “Maratona di Bach”, la “Maratona Dvorak” (l’altra sera, strepitoso successo a Verbania), la “Maratona Prokofiev”, suona con i suoi allievi, invita i grandi della musica da Rostropovic a Bashmet e con spirito rinascimentale, diventa maestro di bottega e di vita per ragazzi d’ogni nazionalità, ai quali dà l’opportunità di fare concerti, aprirsi alla vita concertistica internazionale, guadagnare e, soprattutto, studiare, senza fretta. Così si scopre che esistono ancora, come nel ‘700 e nell’800 intere famiglie di pianisti giramondo: come nel caso del giovane Max Mogilevsky, padre, madre, fratello concertisti, al pari della giovanissima moglie Svetlana Smolina con cui si è esibito in Duo, l’altra sera, a Verbania,-nell’ambito delle “Settimane”.

“Le Settimane Musicali del Lago di Stresa e del Lago Maggiore” hanno risvegliato il clima culturale di questo paradiso terrestre: così, in una calda domenica di fine agosto, nelle magnifiche sale di Palazzo Borromeo, all’Isola Madre, la Fondazione Canale di Milano e lo storico Carlo Chiesa, hanno presentato la “Famiglia Guarneri”: quattro preziosi violini e un violoncello, autentici “gioielli” della liuteria italiana, rigorosamente esposti in cinque bacheche di cristallo. Fra tutti spiccava, non soltanto per notorietà, un “Giuseppe Guarneri” detto “del Gesù” (1735) per via del monogramma religioso “IHS” che il famoso liutaio incideva in ogni suo strumento.

In questa visita ricca di memorie storiche, amabilmente descritte da Carlo Chiesa, Alexander Toradze ha espresso il suo pensiero, il suo credo culturale.

Maestro, la musica italiana le ha insegnato qualcosa e che significa per lei insegnare?
"Ho un grande amore e rispetto sincero per la storia italiana della musica e per pianisti come Busoni, Benedetti Michelangeli, Polini. Sono cresciuto come altri pianisti della mia generazione, ascoltando le loro interpretazioni. Poi ho scelto la mia strada, che è quella del concertismo e dell’insegnamento. Ho creato lo “Studio Toradze” dove i ragazzi “vivono” il compositore, imparano a capirne le motivazione esistenziali che l’hanno spinto a comporre".

Ma come fa a seguirli tutti?
"I miei allievi, che sono già vincitori di concorsi internazionali, mi seguono nei concerti, vivono con me, facciamo insieme ciclopiche mangiate di spaghetti, ma imparano ad amare la musica come fonte di conoscenza. Non voglio dire che sia l’unica strada, ma è la “mia strada”. Sono i miei amici di Bach, di Prokofiev, di Rachmaninov, di Bartok. Ieri è venuto a Stresa Shlomo Mintz, s’è fermato a parlare con i ragazzi, ha trasmesso loro le sue esperienze di violinista, s’è parlato in particolare di Dvorak, è stato un “cenacolo” bellissimo".

Lei è un grande interprete di di Prokofiev e del repertorio russo, quali altri autori predilige?
"Mi sono formato nella grande tradizione russa grazie a mio padre David, compositore, che conosceva bene Kaciaturian, Sostakoviv, il georgiano Kancheli, ma fortunatamente ho conosciuto anche Luigi Nono, il francese Jolivet, amo suonare quindi, uno alla volta, i compositori che m’interessano in un periodo della mia vita".

Dovark per esempio?
"Dvorak o Prokofiev, oggi, ma potrei dire Skjabin domani. Non credo nei musicisti tuttologi, che suonano, sempre, bene tutto. Né ai direttori che interpretano perfettamente tutte le sinfonie di Beethoven".

Che rapporto ha con la musica contemporanea?
"Buonissimo. Credo che ogni artista debbe possedere una flessibilità naturale. Non è importante che la musica sia stata scritta 300 anni fa o soltanto oggi. L’importante è studiarla bene o farla studiare tantissimo, come faccio io con i miei studenti".

Cosa pensa del rock di oggi?
"Poco o niente. Il rock storico, invece, significava molto per la musica. Amo molto il jazz. La musica afro-americana ha dato un contributo enorme alla cultura del secolo scorso, ma non per questo mi sentirei in grado di essere un ottimo pianista jazz, così come credo che altri jazzisti non siano dei bravi interpreti di musica classica".

Che succede dopo Stresa?
"Suonerò Skriabin domani a Londra, in settembre parteciperò al festival di Rotterdam, poi andrò a Vienna; il 15 dicembre sarò alla Columbia University, a fine marzo eseguirò il Concerto n. 2 di Prokofiev a Torino con la Sinfonica Rai, quindi due concerti a New York".



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